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Richard Speck, la storia del massacro delle infermiere di Chicago
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Richard Speck: il massacro delle otto infermiere che sconvolse Chicago

scena del crimine

La storia di Richard Speck, condannato per avere ucciso otto giovani infermiere a Chicago nella notte tra il 13 e il 14 luglio 1966.

Il massacro delle infermiere di Chicago è uno dei delitti più sconvolgenti della cronaca americana del Novecento. Nella notte tra il 13 e il 14 luglio 1966, Richard Speck entrò in una casa condivisa da giovani studentesse e infermiere nel quartiere di South Deering, nella zona sudorientale della città.

Prima dell’alba aveva ucciso otto donne. Una nona giovane, Corazon Amurao, riuscì a salvarsi nascondendosi sotto un letto e diventò la testimone principale dell’accusa. La sua descrizione, l’identificazione dell’aggressore e le impronte digitali trovate nella casa portarono alla condanna di Speck.

Le vittime erano Gloria Davy, Patricia Matusek, Nina Jo Schmale, Pamela Wilkening, Suzanne Farris, Mary Ann Jordan, Merlita Gargullo e Valentina Pasion. Erano tutte poco più che ventenni e stavano costruendo il proprio futuro nella professione sanitaria.

Nel 1967, Speck venne dichiarato colpevole di otto omicidi e condannato a morte. La pena capitale fu successivamente annullata per ragioni costituzionali e sostituita con una lunghissima pena detentiva. Morì in carcere nel 1991.

Scena del crimine
Scena del crimine

Richard Speck: la notte nella casa di East 100th Street

Intorno alle 23, Corazon Amurao venne svegliata da qualcuno che bussava alla porta della camera. Quando aprì, si trovò davanti Speck armato. La giovane e alcune compagne tentarono di nascondersi in un armadio, ma furono costrette a uscire e raggiungere le altre donne.

Speck disse di volere denaro per raggiungere New Orleans. Dopo avere raccolto i contanti delle infermiere, tagliò un lenzuolo in strisce e le usò per legare le giovani. Durante la notte altre donne rientrarono nell’abitazione e vennero a loro volta trattenute.

L’aggressore cominciò quindi a portare le vittime fuori dalla stanza una alla volta. Durante uno dei suoi spostamenti, Corazon riuscì a scivolare sotto un letto senza essere vista. Rimase immobile per circa due ore, mentre Speck continuava a muoversi nelle altre stanze.

Alle 5.30, il suono di una sveglia le fece comprendere che l’uomo se ne era andato. Corazon riuscì a liberarsi, attraversò la casa e vide i corpi delle compagne. Raggiunse una finestra e gridò per chiedere aiuto. Quando la polizia entrò nell’edificio, trovò le otto giovani morte in stanze diverse.

Gli esami medico-legali stabilirono che sei vittime presentavano ferite da arma da taglio e cinque segni di strangolamento; in tre casi erano presenti entrambe le modalità. La sequenza mostrava che le giovani erano state immobilizzate e condotte separatamente nei diversi ambienti dell’abitazione.

La sopravvissuta, il tatuaggio e la condanna

Corazon Amurao fornì agli investigatori la descrizione dell’assassino e collaborò alla realizzazione di un identikit. Le sue indicazioni vennero rafforzate dal ritrovamento di tre impronte digitali riconducibili a Speck su una porta della casa.

Dopo il massacro, Speck lasciò la zona e si registrò in alcuni alberghi usando anche un nome falso. Il 16 luglio venne trovato in una stanza con ferite alle braccia e ai polsi e fu portato in ospedale. Il medico che lo visitò notò sul braccio un tatuaggio corrispondente a quello descritto nei bollettini della polizia e avvertì le autorità.

Amurao venne accompagnata in ospedale e lo identificò come l’uomo entrato nella casa. Al processo, la sua testimonianza e le impronte digitali costituirono gli elementi centrali dell’accusa. La Corte Suprema dell’Illinois stabilì che l’identificazione, le tracce rinvenute nell’abitazione, la presenza di Speck nella zona e la fuga sotto falso nome provavano la sua colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.

Nel 1967, la giuria lo dichiarò colpevole e stabilì la pena di morte, confermata dalla Corte Suprema statale nel 1968. Nel 1971, la Corte Suprema degli Stati Uniti annullò la sola parte relativa alla pena capitale per le modalità con cui erano stati esclusi dalla giuria i candidati contrari alla pena di morte.

Dopo le decisioni costituzionali del 1972 sulla pena capitale, Speck non poté essere nuovamente condannato a morte. Ricevette otto pene consecutive, per un totale compreso tra 400 e 1.200 anni di carcere. Rimase detenuto nello Stateville Correctional Center fino al 5 dicembre 1991, quando morì per un presunto infarto, alla vigilia del suo cinquantesimo compleanno.

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ultimo aggiornamento: 14 Luglio 2026 17:56

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